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INCONTRO CON DON CESARE BALDI

Il ritorno, seppur solo per poco, di don Cesare Baldi all’oratorio di Borgomanero, nell’ambito delle celebrazioni del centenario. Don Cesare fu assistente oratorio dal 1985 al 1989; poi ha avuto altri incarichi, è stato missionario e presto ripartirà per l’Algeria.
La sera di venerdì 17 aprile, il sacerdote ha ritrovato all’oratorio tanti vecchi amici ed ha conosciuto i figli cresciti nelle famiglie di quelli che erano con lui giovanissimi venti anni fa.
Presentato da don Riccardo Zaninetti, don Cesare ha parlato sulla famiglia, “garanzia per il futuro”.
Si è soffermato sulla famiglia oggi: “Non si può dire che la famiglia come soggetto sociale sia patrimonio comune. Si tende piuttosto a considerarla una scelta soggettiva e ad equipararla ad altre forme di unione che solo qualche decina d’anni fa erano inaccettabili”.
E c’è chi in modo calcolato, scientifico, tende a disgregarla: “Per esempio, al fine di favorire il consumismo ritengono sia utile che i figli  vadano presto a vivere da soli, mettendosi nella necessità di nuovi acquisti.
La politica e la cultura generale non incentiva di certo il crescere della coppia, anzi c’è chi propone di lasciarsi alle prime difficoltà per magari maturare dopo e ritornare insieme, ma sappiamo che questo non accade”.
Il relatore ha parlato anche della famiglia come “soggetto ecclesiale” ed ha osservato: “Quando è soggetto attivo e non centro di richiesta?
Quando la famiglia, in quanto tale, è protagonista  attiva nella catechesi, nella liturgia e nella carità?”.
Come guardare al futuro con famiglie che si disgregano e con coppie le cui unioni talvolta sono sinonimo di effimero?
Non bisogna mai scoraggiarsi e guardare a due aspetti, uno locale ed un altro globale. Localmente  è bene che famiglie si aggreghino e che i gruppi famigliari crescano come soggetti attivi. Questo è necessario con il ridursi del numero dei sacerdoti: i laici e quindi le famiglie dovranno intervenire dove ci saranno carenze”. Ma don Cesare si è anche domandato se “l’istituzione” è pronta ad accogliere la novità: “Si tratta di riconoscere questo soggetto come espressione attiva e non semplicemente  come uno che dà una mano”.
Complementare al locale è il globale: “Non possiamo vivere solo nel nostro ristretto ambito, ma guardare ad una realtà più generale da cui non siamo avulsi. Le famiglie possono intervenire a favore dei diritti umani, approfondendoli e diffondendoli; dell'ambiente; di un’equa distribuzione delle risorse.
Possono perfino esercitare pressioni a favore del disarmo, ma devono essere convinte delle loro potenzialità”.
Non potrà riuscire a tanto se l’unione non è ispirata a principi che le permettono di superare, “insieme” le difficoltà. Ma solo così potrà essere garanzia per il futuro.