HomePage - Eventi - Incontro con padre Gabriele Gionti

Scienze e fede (oppure teologia) è utile che rimangano separate, senza che l’una vada a interferire nel campo dell’altra? Fino a Galileo, questa domanda non era nemmeno immaginabile porsela; oggi parrebbe scontentato il contrario, ma non è così. E per questo la sera di venerdì 25 febbraio, al secondo incontro di “2012 Infinito presente”, svoltosi nella sala Don Gianni Cavigioli all’oratorio di Borgomanero,  su iniziativa del Gruppo Cultura della parrocchia San Bartolomeo, è stato proposto il tema “Cosmologie – scienza e fede a conforto” (si badi bene: a conforto, non a confronto). Ne è stato relatore padre Gabriele Gionti, 43 anni, nativo di Capua, gesuita, membro della Specola vaticana. Fa parte del un gruppo di studenti di dottorato che regolarmente si incontra per discutere problemi di scienza e di teologia. Si occupa in questo contesto anche dell’ateismo scientifico e del suo potere sull’opinione pubblica.

«L’universo è stato studiato dall’uomo e sempre con grandi possibilità di errore. L’uomo della Bibbia immagina la terra come fosse una base, sopra la quale vi era il cielo, poi ancora sopra l’acqua, quindi sopra-cielo e nell’alto assoluto Dio; sotto la terra, invece, l’inferno.
Poi vi fu l’universo immaginato al’epoca di Dante in cui la terra era al centro e pianeti e sole le giravano attorno.
Un momento fondamentale fu quello di Galileo: da qui si è iniziato a ragionare separando scienza da fede. Poi Copernico scoprì che al centro vi è il Sole e intorno i pianeti che girano».
Ma più si scopre e più si prospettano miseri più vasti. Se l’uomo della Bibbia si “accontentava” di pochi dettagli tecnici, ma credendo fermante alla sostanza, cioè che un Essere superiore è l’artefice di tutto, oggi si continua a porsi domande senza mai arrivare al “dunque”.
Sull’origine dell’universo, padre Gabriele Gionti ha detto: «Si fanno almeno due ipotesi; l’una sostiene che l’universo ha avuto un inizio, l’altra che è rimasto sostanzialmente eguale. E’ evidente che nel primo caso si arriva a ritenere che si sia stato un iniziatore’: se ha avuto un inizio prima non c’era e quindi qualcuno l’ha creato. Nel secondo caso, un creatore non è necessario».

Sull’ipotesi del big bang ha detto: «Da una parte più piccola di un atomo sarebbe esploso il tutto. In quella parte iniziale vi era già tutta l’energia dell’universo. Fu prete cattolico belga Georges Lemaître fece l’ipotesi dell'atomo primitivo».
Nel 1964 Arno Penzias e Robert Wilson scoprirono casualmente la radiazione cosmica di fondo, mentre conducevano osservazioni diagnostiche usando un nuovo ricevitore di microonde (di proprietà dei Bell Laboratories). La loro scoperta fornì la sostanziale conferma delle previsioni sulla radiazione e permise di avere una valida prova a favore dell'ipotesi del Big Bang. Penzias e Wilson ricevettero il premio Nobel per la fisica nel 1978 grazie a questa scoperta.

E allora tornando all’origine, la domanda arriva diretta: chi è stato a fare il tutto?
Quindi scienza e fede, anche oggi come secoli fa, continuano ad incontrarsi. E’ pur vero che uno scienziato è chiamato a studiare quello che è verificabile senza domandarsi perché ci sia, ma la domanda prima o poi viene fuori.

Padre Gionti ha osservato: «Il dibattito fra scienza e fede è sollevato soprattutto da coloro che fede non hanno. Sembrano quasi voler elaborare teorie per sostenere il loro non credere».
Anche lo scienziato inglese Stephen Hawking aveva sostenuto che l’universo si sarebbe auto-generato mediante flussi magnetici. A parte, che si dovrebbe capire chi avesse generato questi flussi magnetici, insospettisce che l’affermazione sia stata fatta al momento della visita per la Papa in Gran Bretagna e al momento del lancio di un libro dello stesso scienziato.
Ma le domande sull’origine dell’Universo e della vita e della vita intelligente e cosciente non si fermano qui.
Fra il pubblico, uno dei giovani ha osservato: «Tutte le cose intorno a noi sono fatte di sostanze chimiche come il corpo umano, ma le cose sono inerti e il corpo vive. Quindi un essere superiore sarebbe intervenuto non una, ma almeno due volte, all’inizio dell’universo e dando la vita». Ci sarebbe anche un terzo intervento, perché alla vita va aggiunta poi la vita cosciente, tipica dell’uomo.

Fuori dal dibattito ufficiale, padre Gionti ha aggiunto: «Noi siamo in grado di definire gli elementi: l’acqua è H²O (due molecole di idrogeno e una di ossigeno), ma non siamo in grado di definire la vita e me che meno la vita cosciente». La scienza ha dei limiti: certe cose non le spiega. Si ritorna dunque al punto di partenza, all’universo della Bibbia. Oggi pur sapendone molto di più (scientificamente), non sappiamo niente di più sul “perché”: nella Bibbia il “perché” c’è già e la Bibbia dice che ci sarà una fine dei tempi. Dal lato della ricerca, si è scoperto che l’universo si sta espandendo senza possibilità di ritorno andando verso “una morte fredda” e confermando la Bibbia attraverso un’analisi scientifica.

Per questo il tema dell’incontro si è rilevato molto consono al tema sviluppato; scienze e fede, quando giungono alle questioni essenziali, non possono che “confortarsi”.

Moderatore dell'incontro è stato Matteo "Cinzio" Riva

Foto Cultura

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