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VEGLIA DEI SANTI A BARENGO

Strade lucide di pioggia la sera di domenica 31 ottobre; nessuna persona in giro per le vie di Barengo, ma nella chiesa parrocchiale, sembrava di entrare in un altro mondo: caldo accogliente con almeno duecento persone, giovani e giovanissime nella stragrande maggioranza, nella Veglia dei Santi proposta dal Vicariato del Borgomanerese e avente per tema “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”.
L’incontro è stato guidato da don Riccardo Zaninetti insieme con il parroco don Marco Gaiani e con don Fabrizio Cammelli. Ognuno dei partecipanti portava una fiaccola accesa con il fuoco preso da un braciere, acceso davanti all’altare.
Sono stati proposti quattro santi della storia contemporanea, ricchi di “talenti”, fra loro molto diversi, ma accomunati da una forte personalità espressa attraverso la fede.
Il primo in ordine di presentazione, un architetto catalano Antoni Plàcid Guillem Gaudí i Cornet (Reus, 25 giugno 1852 – Barcellona, 10 giugno 1926). Fu il massimo esponente del modernismo catalano e l’opera che lo qualifica maggiormente è la Sagrada Famiglia di Barcellona, esempio di catechesi visiva, le cui facciate rispecchiano momenti basilari dei Vangeli: la Natività e la Passione.
Aveva espresso il desiderio di morire fra i poveri e fu così quando, travolto da un tram e non riconosciuto, venne portato all’ospedale della Sacra Croce dove morì il 10 giugno 1926. Nonostante la fine quasi miserabile, migliaia di persone parteciparono al funerale.
Ad Antoni Plàcid Guillem Gaudí i Cornet è stata associata la Parola e letto un brano della seconda lettera di San Paolo ai Colossesi.
Associato ai sacramenti con il rinnovo delle promesse battesimali, invece, Zefferino Giménez Malla (1861-1936), detto El Pelé, nato da famiglia gitana cattolica. Visse da nomade per quarant'anni, poi si fermò a Barbastro (Spagna). Si sposò, ma non ebbe figli. Benché analfabeta, insegnò ai ragazzi gitani e non gitani i primi elementi del cristianesimo, servendosi soprattutto della Bibbia, e li educò alla preghiera quotidiana.   
Metteva pace tra i Kalòs (nomadi spagnoli) e risolveva le loro questioni con gli altri. Nel suo lavoro di commerciante di animali si comportò onestamente. Nel 1926 diventò Terziario Francescano. Apparteneva alla "Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli". Nel 1931 cominciò a frequentare l'Adorazione notturna.              
Durante la persecuzione religiosa, difese un prete che veniva portato in carcere. Venne arrestato anche lui e poi ucciso a Barbastro insieme a tanti sacerdoti, frati e laici. Morì, gridando: "Viva Cristo re" e tenendo in mano la corona del rosario. Il suo corpo fu gettato nella fossa comune e non più ritrovato. Nel 1997 Giovanni Paolo II lo proclamò beato.
Legata all’Eucarestia con l’esposizione del Santissimo Bernardo Francisco de Hoyos y de Seña, S. J. (Torrelobatón, Valladolid, 21 agosto 1711 – Valladolid 29 novembre 1735). La sua vita di fede raggiunse picchi fuori dal comune. Ad appena 19 anni, visse quello che i teologi definiscono il matrimonio spirituale con Cristo e questo nel contesto di una normale quotidianità esteriore. Morì a 24 anni, di tifo, appena nove mesi dopo l’Ordinazione, ma Francisco è testimonianza come una vita, seppur breve, se ben spesa per il Signore, può portare frutti di Grazia per se e per tutti gli uomini. E’ stato beatifico il 18 aprile 2010.
Infine un altro esempio lumisoso di giovanetta, Chiara “Luce” Badano, nata a Sassello, località dell’entroterra savonese, ma appartenente alla diocesi di Acqui Terme, il 29 ottobre 1971.
A nove anni, entra nel movimento dei Focolari, coinvolgendo i gentori. A 17 anni, liceale, le viene diagnosticato un osteosarcoma, dando inzio ad un calvario che durerà tre anni. Appresa la diagnosi, Chiara non piange, non si ribella, ma rimane in silenzio per 25 minuti, poi dice: «Se lo vuoi Tu, Gesù, lo voglio anch’io» e lo ripeterà spesso. Rifiuta la morfina perché le toglie lucidità. All’ospedale Le Molinette di Torino, tutti rimangono sorpesi della sua forza, anche i medici, tavolta non praticanti, rimangono sconvolti.
Dopo una delle tante notti travagliate disse: «Soffrivo molto, ma la mia anima cantava...».
Venne soprannominata “Luce” da Chiara Lubich con cui aveva un intenso rapporto epistolare sin da piccola. Rivolta ai giovani, osservava: «... i giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fiaccola come alle Olimpiadi. I giovani hanno una vita sola e vale pena di spenderla bene!». Morì il 7 ottobre 1990, dopo una notte molto sofferta. Chiara “Luce” Badano, un esempio di vita, seppur breve come quella di tanti altri beati.
Al termine, a tutti un piccolo sacchetto con della liquirizia, simbolo di tenacia.
Dopo la veglia in chiesa, un incontro molto conviviale all’oratorio di Barengo.

Foto Veglia

Foto Veglia

Foto Veglia

Foto Veglia

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